Sanificazione degli ascensori in ambiente aziendale: fasi essenziali che garantiscono igiene costante

L’ascensore aziendale è uno spazio piccolo, affollato a ondate e ricchissimo di punti di contatto. Se la sanificazione è discontinua o improvvisata, l’igiene crolla in poche ore. In officina e negli uffici me ne accorgo subito: pulsanti unti, corrimano segnati, soglie con polvere metallica. Qui sotto metto in fila le fasi che adotto sul campo per tenere la cabina pulita e sicura senza fermare l’operatività.
Perché l’ascensore è un punto critico
Il traffico si concentra in momenti precisi: ingresso, pausa pranzo, fine turno. In cabina le mani passano dagli oggetti ai pulsanti decine di volte in pochi minuti. Le superfici sono diverse – inox, plastiche, vetro, gomma – e reagiscono in modo opposto ai prodotti. Inoltre ci sono componenti elettrici sensibili e norme di sicurezza da rispettare.
Ricordo che il datore di lavoro ha obblighi di tutela dell’igiene e della salute degli utenti e del personale di pulizia secondo D.Lgs. 81/2008. E gli impianti rispettano requisiti tecnici di sicurezza come quelli indicati in EN 81-20: durante le operazioni non si devono creare rischi aggiuntivi, per esempio con liquidi che filtrano verso componenti elettrici o con chiusure di porte inattese.
Fasi essenziali: dal sopralluogo al controllo finale
Negli anni ho imparato a non saltare nessun passaggio. Le fasi sono queste, sempre nello stesso ordine.
1) Sopralluogo rapido e messa in sicurezza. Segnalo l’ascensore come temporaneamente non disponibile con un cartello ben visibile ai piani principali. Se l’azienda ha più cabine, lascio una sempre attiva per non bloccare i flussi. Fermo le porte con il comando di manutenzione o con il ciclo di apertura, mai con cunei improvvisati.
2) Preparazione materiali. Guanti in nitrile, occhiali, panni in microfibra a colori separati (uno per acciaio, uno per plastiche, uno per pavimento), detergente neutro, disinfettante compatibile con inox e plastiche, salviette alcoliche per i pulsanti, sacchetto rifiuti, spruzzatore a bassa nebbia. Porto anche una torcia tascabile: negli angoli si vede meglio lo sporco reale.
3) Detersione meccanica. Prima si pulisce, poi si disinfetta. Tolgo la polvere dalle guide delle porte e dalla soglia con panno leggermente inumidito. Passo le pareti in inox con detergente neutro diluito, panno in movimenti lineari per evitare aloni. Sul pavimento uso mop ben strizzato, preferendo microfibra a taglio fine sulle gommature antiscivolo. Sui vetri servo un panno dedicato.
4) Disinfezione mirata. Applico il disinfettante sulle aree a contatto frequente: pulsantiera interna ed esterna, corrimano, bordo porte, cornici degli specchi, maniglie di emergenza. Sui pulsanti preferisco salviette alcoliche al 70%: bagnano meno e non colano nelle fessure. Sulle grandi superfici uso perossido di idrogeno allo 0,5% o sali di ammonio quaternario a basso residuo, rispettando il tempo di contatto indicato in scheda tecnica.
5) Asciugatura e aerazione. Lascio agire e poi asciugo gli eccessi con panno pulito. Tengo le porte aperte per alcuni minuti per favorire il ricambio d’aria. Se è presente ventilazione forzata in cabina, verifico che non sia ostruita e, secondo programma, pianifico la pulizia o la sostituzione del filtro.
6) Controllo finale e registrazione. Controllo in controluce la presenza di aloni e punti non coperti. Ripristino la cartellonistica di servizio e compilo il registro: data, ora, prodotti usati, eventuali anomalie (viti lente della pulsantiera, guarnizioni logore, graffi profondi). Il registro è la base per migliorare frequenze e metodi.
Prodotti e attrezzature: cosa funziona davvero
Negli impianti che seguo da anni ho ridotto l’impatto ambientale senza perdere efficacia. L’esperienza mi dice questo.
- Per l’acciaio inox: detergente neutro a bassa schiuma e panni in microfibra di qualità. Per disinfezione, perossido di idrogeno allo 0,5% con tempi di contatto di 5–10 minuti. Evito ipoclorito: su inox e alluminio lascia macchie e può corrodere con il tempo.
- Per pulsanti e display: salviette alcoliche 70% IPA, passate corte e senza sfregare con forza sulle serigrafie. Niente spray diretti: il liquido penetra e ossida i microcontatti.
- Per pavimenti: se gomma o PVC, detergente neutro e mop ben strizzato. Se ci sono residui di oli tecnici (capita in stabilimenti), aggiungo un tensioattivo sgrassante delicato, provandolo prima in un angolo nascosto.
- Per vetri e specchi: soluzione a base alcolica con panno a trama fine per evitare pelucchi.
Strumenti a basso impatto che consiglio: panni pre-impregnati per le emergenze (riduci sovradosaggi), spruzzatori a pompa con getto fine e controllato, e dove serve vapore saturo secco per giunti e soglie, a patto di non indirizzare il getto verso contatti elettrici. Occhio ai profumatori: in cabina l’aria è poca, gli eccessi danno fastidio agli utenti sensibili.
Sui prodotti chimici ricordiamoci che schede tecniche e di sicurezza non sono burocrazia: indicano compatibilità dei materiali e tempi di contatto. La scelta deve considerare le prescrizioni del D.Lgs. 81/2008 e le indicazioni del fornitore dell’impianto.
Frequenze operative e gestione dei picchi
La frequenza dipende dal traffico. In uffici con 100–200 utenti per piano, funziona bene questa griglia:
- Pulizia e disinfezione rapida dei punti di contatto: 3–4 volte al giorno nelle ore di punta.
- Ciclo completo cabina e soglie: una volta al giorno.
- Detailing settimanale: lucidatura inox, controllo guarnizioni, pulizia profonda guide e ventilazioni.
In stabilimenti con turni serrati aggiungo un passaggio extra tra i cambi turno. Durante fiere interne o visite di clienti, preparo un carrello snello con salviette, panni e segnaletica per interventi lampo ogni 60–90 minuti. L’importante è non lasciare l’ascensore scoperto nei momenti di massimo uso.
Errori comuni da evitare
- Spruzzare direttamente sui pulsanti: l’alcol cola e danneggia i circuiti.
- Saltare la detersione prima della disinfezione: lo sporco inattiva il principio attivo.
- Usare cloro su inox: aloni oggi, corrosione domani.
- Diluire a occhio i prodotti: efficacia incerta e residui appiccicosi.
- Ignorare i tempi di contatto: togliere il prodotto dopo 30 secondi non disinfetta.
- Trascurare le soglie e le guide delle porte: sono calamite di polvere e metallo.
Un caso reale e una check-list rapida
Mi è capitato di recente in un’azienda metalmeccanica: pulsantiere che continuavano a rovinarsi e lamentele per odori in cabina. Ho trovato due problemi. Primo, usavano ipoclorito concentrato su inox e pulsanti: corrosione e serigrafie sbiadite. Secondo, spruzzavano profumo nel vano in quantità, saturando l’aria. Abbiamo virato su perossido allo 0,5% per le superfici ampie e salviette IPA per la pulsantiera, più panni pre-impregnati per gli interventi di passaggio. In due settimane, niente più aloni, nessun odore persistente e zero guasti ai microcontatti.
Per chi vuole partire subito, questa è la check-list che affiggo spesso sul retro porta del locale tecnico:
- Segnaletica di fuori servizio ai piani principali posizionata.
- Detersione: soglie, guide porta, corrimano, pareti, pavimento.
- Disinfezione: pulsantiere interna/esterna, corrimano, bordo porte.
- Rispetto tempi di contatto del prodotto scelto.
- Asciugatura, aerazione, rimozione segnaletica.
- Firma su registro con note su anomalie tecniche.
Ultimo appunto di campo: formate una coppia di addetti di riferimento. Conoscono l’impianto, riconoscono i materiali, sanno cosa non toccare e quando chiamare manutenzione. La costanza premia: un ascensore curato si vede, ma soprattutto si usa con più fiducia e meno fermi macchina.

